Francesca Neri e la malattia: Ho accarezzato l’idea del suicidio

Francesca Neri

Dopo il racconto commosso di Claudio Amendola a Verissimo, dove l’attore ha confessato la malattia della moglie Francesca Neri, dichiarando: «Non ha una malattia chiara – ha raccontato a Silvia Toffanin l’attore romano – ma ha una difficoltà nel vivere le sue giornate. Ha un dolore fisico enorme. Anche nella malattia, cerca la forza per stare bene. Ne ha parlato nel suo libro che presenterà presto. L’ho letto e ho pianto tanto. Ha grande intelligenza e coraggio. Il racconto che fa dei suoi ultimi anni di vita è coraggioso. Starle affianco è stato il mio compito, non è stato difficile.

È stato più difficile per lei. Sto con Francesca da vent’anni, l’amore migliora. Si depura da tante scorie, come la gelosia. Non ha più senso. Adesso se qualcuno corteggia Francesca (a distanza) mi fa piacere, perché vuol dire che sono fortunato io. Impari ad accettare i difetti».

E’ la stessa attrice a dirne di più, complice l’uscita del suo libro Come carne viva (Rizzoli). Francesca Neri soffre di cistite interstiziale, un’infiammazione della vescica che genera dolori importanti. «È durata tre anni la fase acuta, non ne sono fuori, non si guarisce: impari a gestirla e a non provocarla in modo che non sia invalidante. I primi due anni, io che non credo ai social, sono stata in una chat di donne che soffrono questa patologia», ha rivelato al Corriere della Sera.

Difficile, anzi, «impossibile» starle accanto, per sua stessa ammissione. «Volevo essere lasciata sola. Dovevo proteggere Claudio e Rocco, mio figlio, altrimenti non ce l’avrei fatta nemmeno io, che sono il capofamiglia che si occupa di tutto. Di fatto sono stata via per tre anni, però c’ero, ero lì in casa con loro, ed è la cosa più terribile. Ho accarezzato l’idea del suicidio. Ho passato mesi a giocare a burraco online di notte. Il mio lockdown è durato tre anni. E quando è arrivato per tutti, con la pandemia, sono stata meglio perché condividevo la situazione degli altri».

La vicinanza dei suoi cari, però, è stata fondamentale, specie quella del marito. «Stiamo insieme da venticinque anni, se non avessi avuto questa complicità e quest’affetto non ce l’avrei fatta. Rocco era intorno ai diciotto anni, faceva affidamento sul padre ed è stato il mio grande cruccio. Il dolore più grande è stato per mio figlio, il libro l’ho scritto per lui», ha aggiunto l’attrice, che oggi sta meglio.

«Ho trovato un equilibrio, devo imparare a difenderlo. Ho cominciato a privarmi di cose che potevano scatenare una reazione. L’aria condizionata, il caldo, certi cibi. La vescica è una parete e se viene lesionata si creano ferite interiori. Le conosco bene, le ho anche nell’anima».